I Gatti di Istanbul: i padroni discreti e amatissimi della città

I gatti di Istanbul non sono semplici animali randagi: sono parte integrante dell’anima della città. Li trovi ovunque, tra vicoli, moschee e caffè, osservatori silenziosi della vita che scorre.
Questo diario è il racconto di un incontro continuo, tra fusa, sguardi e una dolce anarchia felina e cercherò di rispondere alla domanda: Perché a Istanbul ci sono i gatti?
Ci sono città che hanno un’anima, e poi c’è Istanbul, che ne ha mille: una per ogni gatto che cammina libero tra i suoi vicoli. I loro occhi enigmatici osservano il mondo con la pazienza dei saggi e l’eleganza di chi sa di essere atteso ovunque. I Gatti di Istanbul non sono solo ospiti: sono i veri custodi della città, spiriti silenziosi che abitano moschee, mercati e sogni. Benvenuti a Istanbul la città dei gatti.
In questo diario voglio raccontarti tutto quello che ho scoperto, tra una carezza, uno scatto fotografico e qualche miagolio in sottofondo, su quelli che sono i veri padroni della città sul Bosforo: i gatti di Istanbul.

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COSA TROVERAI IN QUESTO POST:
Gatti, gatti ovunque
Nei primi dieci minuti a Istanbul avevo già contato almeno sei gatti. Uno dormiva sul cofano caldo di un’auto, un altro si era accoccolato davanti a una vetrina di dolci, tre erano sdraiati in fila sul muretto di una scuola, e l’ultimo sonnecchiava dentro una scatola di cartone trasformata in cuccia.
Non c’è un quartiere senza di loro. Che tu sia a Galata, tra le stradine acciottolate che portano alla Torre, o a Kadıköy, tra i murales colorati e i caffè hipster dell’Asian Side, troverai sempre un gatto che ti guarda, ti ignora o ti segue per un tratto.
Anche in Cappadocia!


Perché a Istanbul ci sono i gatti (e così tanti)?
La domanda sorge spontanea: perché ci sono così tanti gatti per le strade di Istanbul? La risposta è un mix affascinante di cultura, religione, tradizione e necessità urbana.
Nell’Islam, i gatti sono considerati animali puri. Il Profeta Maometto li amava profondamente: una delle storie più raccontate narra che preferì tagliare una manica della sua veste piuttosto che disturbare il sonno del suo gatto, accoccolato su di essa. Questo racconto, tramandato nei secoli, ha nutrito nella cultura turca una profonda venerazione per i felini, visti come creature benedette, indipendenti e degne di rispetto.

Ma c’è anche una motivazione pratica, legata alla storia urbana di Istanbul. Nei secoli passati, la città (affacciata sul Bosforo e ricca di commerci) era costantemente minacciata da invasioni di topi e parassiti. I gatti, cacciatori naturali, si sono rivelati alleati preziosi nella lotta contro questi ospiti indesiderati. Le comunità hanno imparato a convivere con loro, favorendone la presenza, e nel tempo i gatti hanno trovato casa nei cortili, nei giardini e nei vicoli della città.
Inoltre, la cultura ottomana e bizantina prevedeva un forte senso di comunità e responsabilità collettiva, anche verso gli animali. Questo ha permesso ai gatti a Istanbul di prosperare, liberi ma protetti, sviluppando una forma di “cittadinanza onoraria” che ancora oggi è visibile.
I gatti per le strade di Istanbul
Una cosa che colpisce è il rapporto tra gli abitanti e i gatti per le strade di Istanbul. Non sono randagi nel senso classico del termine. Non appartengono a nessuno, ma sono di tutti.
Fuori dai negozi si vedono ciotole d’acqua e croccantini, cucce improvvisate costruite con scatole e coperte, vere e proprie casette in legno colorato, come mini condomini felini. Alcuni gatti hanno il collare, altri sono seguiti da veterinari di quartiere.
Un giorno, mentre camminavo verso il mercato del pesce di Karaköy, ho visto una signora aprire una scatoletta di tonno per un grosso micione tigrato appollaiato sul motorino. “È Baris,” mi ha detto sorridendo, “ci incontriamo qui ogni giorno.”

I Gatti di Istanbul: personalità da vendere
Ogni gatto a Istanbul ha il suo territorio, il suo stile, il suo atteggiamento. C’è quello schivo e quello ruffiano, il dormiglione cronico e quello curioso che si infila nelle borse dei turisti. Come i gatti di casa, ognuno di loro ha una sua routine quotidiana: al mattino su un balcone, a pranzo in panetteria, nel pomeriggio al museo….
Se anche tu, come me, ami i gatti, sarai tentato di accarezzarli tutti. Ma attenzione: sono liberi, e vanno rispettati. Alcuni si lasciano coccolare, altri no. Se si avvicinano loro, bene. Altrimenti, meglio osservare da lontano.
È importante non dar loro cibo inadeguato (niente dolci o avanzi umani troppo conditi), non prenderli in braccio senza il loro consenso felino, e non spaventarli con flash o rumori.


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Cats of Istanbul: star di Instagram e documentari
Ormai non sono solo amati localmente: i cats of Istanbul sono diventati un fenomeno globale. Hanno profili Instagram, fan da tutto il mondo e perfino un documentario a loro dedicato: “Kedi”, uscito nel 2016, è un film poetico che segue la vita di sette gatti tra le strade della città. Un piccolo capolavoro che racconta più di mille guide turistiche lo spirito autentico di Istanbul.
Durante il mio viaggio, non ho resistito: ho cominciato anche io a fotografarli. Alla fine, ho contato più foto di gatti che di moschee.
I miei preferiti erano due gatti uguali ma di dimensioni diverse, uno grande e uno piccolino. I furbetti si sono messi sotto il nostro tavolo del ristorante a implorare con i loro occhioni un pezzettino di carne! Il piccolino era il piu furbo e veloce, ogni volta riusciva a fregare il grande e a lasciarlo a bocca asciutta! Gli ho lasciato buona parte del mio pane… è stata una dolcissima rinuncia!
Quando i gatti entrano nei negozi (e nei cuori)
Una delle immagini più dolci è stata quella di un gatto sdraiato sul banco di un negozio di abbigliamento, circondato da tessuti di tutti i colori. Il negoziante lo accarezzava tra una vendita e l’altra. Gli ho chiesto: “Ma vive qui?” Mi ha risposto con naturalezza: “È lui il nostro capo!”
Non è raro trovare gatti che “lavorano” in librerie, botteghe di ceramiche, bar. Nessuno li manda via, anzi: sono una presenza gradita, portano fortuna, e creano un’atmosfera familiare. In un bar a Balat, un paffuto gatto bianco e nero è salito sulle mie gambe mentre prendevo il caffè.
Il cameriere ha detto: “Ti ha scelta, è un grande onore!” … eh sì! Lo è davvero!

I gatti e le stagioni
Una delle cose che più mi ha colpito è l’attenzione che le persone dedicano ai gatti anche durante l’inverno. Sono talmente amati i gatti qui che, quando fa freddo, si vedono coperte sistemate con cura sotto i portici, scatole rivestite, ciotole con acqua tiepida. In alcuni quartieri, i negozi lasciano le porte leggermente aperte, così i gatti possono entrare a scaldarsi.
E d’estate? Cercano l’ombra, le fontane, i cortili delle moschee. A volte sembrano statue, immobili per ore. Altre volte sono giocolieri in miniatura che si arrampicano su muri e alberi. Alcuni sono sempre a caccia di qualche pezzettino di kebab sotto i tavoli dei ristoranti
Istanbul la città dei gatti e dei gattari
Dietro ogni gatto di strada, spesso, c’è un umano che se ne prende cura. I “gattari” di Istanbul sono figure quasi leggendarie: pensionati, commercianti, studenti, donne con borse piene di croccantini. Alcuni si occupano di decine di gatti al giorno, li conoscono per nome, li portano dal veterinario, costruiscono rifugi.


Il ricordo che resta
Alla fine del mio soggiorno, una delle immagini più vivide che porto con me, oltre al tram rosso di Istiklal ed il profilo della Moschea blu, è quel cucciolo di gatto che dormiva sotto una panchina in quel caldo pomeriggio d’agosto.
I gatti di Istanbul sono creature silenziose ma potenti. Ti osservano, ti giudicano (un po’), si fanno amare. Sono parte del DNA della città, come il Bosforo, il tè alla mela e i tramonti rosa.
Forse è proprio questo a rendere Istanbul così speciale: è viva, miagola e si fa amare un po’ di più anche grazie a loro.

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