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Bologna e i suoi Sette Segreti, misteri e leggende di una città vivace, colorata, ricca di storia, divertente, certe volte caotica ed eccessiva, dove non mancano mai le occasioni di divertimento per ogni gusto. Ma nulla seduce di più il visitatore di un luogo avvolto nel mistero, tra dicerie, mito e segreti. In effetti, è proprio di segreti che vorrei parlare. Bologna ne racchiude ben sette, ma diciamo la verità, ormai di segreto hanno ben poco. Ciò non toglie che essi restino racconti intriganti, storielle e curiosità avvincenti che continuano a stupire per la loro originalità.

Eccoli i misteri che aleggiano tra le strade di questa meravigliosa città.

 

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Il primo segreto: la Piccola Venezia

Il primo dei Sette Segreti, è la cosiddetta “piccola Venezia”. Fino al Medioevo, Bologna era attraversata da una fitta rete di canali che poi furono coperti e deviati per motivi di salute pubblica. L’unico canale rimasto visibile è quello che si può scorgere da via Piella, dove, proprio accanto all’osteria Biassanot (al civico 16), si trova una piccola apertura sul muro arancione.

Proprio da qui la vista si apre sul canale delle Moline. E’ un angolo veramente pittoresco, che, spesso, ispira la vena fotografica dei turisti (o instagrammers): sull’acqua del canale, dalle sfumature smeraldo, si affacciano casine colorate e deliziosi balconcini decorati.

Sul lato opposto della strada, invece, c’è un vero e proprio ponticello che permette di apprezzare la stessa vista. Tuttavia, ciò che rende la finestrella di via Piella così speciale è proprio il fatto che sia un po’ nascosta e invisibile all’occhio di “chi non sa”.

Ecco una piccola chicca per te: esiste un altro affaccio che ancora più bello. Si trova nel terrazzino di un piccolo bar in via Alessandrini, il “Caffè Opera e tulipani”. Bere un cappuccino lì, ammirando gli altri balconi che si affacciano sul canale, ascoltando in sottofondo lo scrosciare del canale sottostante è davvero meraviglioso!

Il secondo segreto: il telefono senza fili

Sotto il voltone del Palazzo del Podestà, in Piazza Maggiore vi aspetta la scoperta di un piccolo stratagemma utilizzato in passato per una finalità davvero nobile. Quasi sempre, passando di qui, si notano persone intente a sperimentarlo. Se sei in compagnia, disponiti all’ angolo diametralmente opposti del voltone rispetto al tuo compagno e cominciate a sussurrare rivolti verso il muro. Nonostante la distanza potrete sentire forte e chiaro tutto quello che vi state dicendo.

Il voltone con quattro angoli squisitamente affrescato, si trasforma così in un telefono senza fili. Anticamente serviva ai frati per confessare i lebbrosi senza correre il rischio di un contagio.

 

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Il terzo segreto: le tre frecce

Percorrendo strada Maggiore, porticata da entrambi i lati e antica via Emilia Romana, all’altezza dell’ingresso di Corte Isolani (che ti porta in Piazza Santo Stefano), potrai individuare, conficcate nel soffitto in legno, tre frecce. Ancora una volta è impossibile passare da qui e non notare gruppetti di persone con il naso all’insù, intente nella ricerca di queste tre famose frecce. Non sono facilissime da scorgere, si confondono, infatti, con le striature del legno del soffitto, ma con un po’ di pazienza le vedrai anche tu.

La leggenda narra (una delle tante) che una nobildonna bolognese fu accusata di adulterio dal marito, il quale, per vendicare il torto subito assoldò tre arcieri per ucciderla. La donna, molto bella nonché molto scaltra, proprio al momento dell’esecuzione, si denudò completamente, distraendo i tre arcieri che mancando il colpo scoccarono le frecce in direzione del soffitto dove rimasero conficcate.

Il quarto segreto: l’erezione del Nettuno

Il Nettuno, vigoroso e possente, è uno dei simboli più noti di Bologna e, sì, hai letto bene il titolo. Per osservare quello che in realtà è un semplice effetto ottico, posizionati su una pietra nera posta davanti all’ingresso della Sala Borsa (detta la pietra della Vergogna). Da lì avrai la giusta angolazione per vedere come il dito della mano del Nettuno, Dio del mare, sembri la sua erezione. Si tratta di un effetto ottico prospettico voluto dal Giambologna, lo scultore della statua, in piena epoca rinascimentale.

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Il quinto segreto: Cannabis protectio

Il quinto segreto è decisamente meno conosciuto rispetto agli altri quattro, ma è di fatto piuttosto semplice da notare se hai buon occhio e spirito di osservazione. Sotto il portico fra via Rizzoli e via indipendenza alzando la testa verso il soffitto noterai l’iscrizione in latino “Panis vita, Canabis protectio, Vinum laetitia”. Come si può facilmente dedurre, la scritta significa letteralmente “Il pane è vita, la cannabis è protezione, il vino è felicità”. Il reale significato del riferimento alla cannabis come fonte di protezione ha origini molto più nobili di quanto si possa immaginare. Difatti, un tempo, l’economia cittadina si fondava sulla canapa: inutile dire che il suo commercio portava prosperità e ricchezza alla città, in altri termini, protezione.

Il sesto segreto: Panum resis

I segni di questo mistero sono molto difficili da scovare e questo “segreto” è anche molto controverso, dal momento che solo pochi dichiarano di averlo scoperto: si tratta della frase “Panum Resis” che indica come la conoscenza sia alla base di tutte le cose. Questa massima dovrebbe essere incisa sulla cattedra della sede storica dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, all’interno di Palazzo Poggi, in Via Zamboni.

 

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Il settimo segreto: Il vaso rotto in cima alla Torre degli Asinelli

Questo segreto, o meglio questa leggenda riguarda la torre degli Asinelli, che si trova in fondo a via Rizzoli. Si dice infatti che alla sua sommità ci siano i resti di un vaso di ceramica che simboleggiano la capacità di Bologna nel risolvere i conflitti in maniera civile. Il vero mistero da svelare è il nesso logico tra i cocci del celebre vaso e le abilità di problem solving dei bolognesi. Ma Bologna è bella anche perché non tutto è stato svelato. O quantomeno, non ancora.

Probabilmente esistono altri segreti di Bologna, anche se a volte non sono definiti come tali. Sono narrazioni che entrano nel novero delle leggende e delle pratiche consuetudinarie della sua popolazione e hanno fatto la tradizione e la storia di questa città. Ecco altre curiosità e misteri che ne fanno parte.

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Il mistero del complesso delle Sette Chiese

Le Sette Chiese non sono sette. Sono cinque più una cripta. Dall’esterno si osserva la facciata della Chiesa di Santo Stefano, essa appare come una normale, antica chiesa romanica. Al suo interno il visitatore scopre che racchiude diversi ambienti collegati tra loro, risalenti a epoche storiche diverse con stili architettonici molto vari. Seppure non sia esattamente un segreto, l’atmosfera che si respira quando si accede alla prima delle “sette chiese” per poi passare alla seconda, è davvero misteriosa. Ed ecco una curiosità: sulla facciata della Chiesa di Santo Stefano, proprio sotto alla targa informativa, potrai scorgere, su una mattonella in rilievo, un uccellino. Questa effigie è di per sé un mistero, non si sa innanzitutto se rappresenti un pollo, un piccione o un passero. E ancora, non si è capito il suo vero significato e perché sia stato raffigurato proprio in quella posizione.

Lampione delle nascite

Sull’angolo di Palazzo Re Enzo, tra piazza del Nettuno e via Rizzoli, si trova un lampione in stile liberty molto particolareggiato che sicuramente catturerà la tua attenzione. Si dice che in passato fosse collegato alla sala parto della “Maternità” di Bologna (un tempo ubicata in via d’Azeglio)e che si illuminasse ogni volta che nasceva un bolognese.

 

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I portici verso San Luca

Infine, definisco una particolarità e quindi una segreta curiosità, il lungo porticato che porta alla basilica di San Luca. San Luca è un santuario spettacolare, simbolo per antonomasia di Bologna e della bolognesità, tanto che i suoi cittadini rientrando in città da fuori, iniziano a sentirsi “a casa” non appena lo scorgono in arrivo col treno o anche dall’autostrada. Per raggiungere la basilica è necessario percorrere un lunghissimo portico che parte da via Saragozza e arriva fino al suo ingresso. La cosa più particolare riguarda il portico: non tutti sanno che si tratta del portico più lungo del mondo, 3796 metri con 666 arcate.

E c’è anche un dettaglio per così dire “maligno”. Il numero 666, in particolare, è il numero che rappresenta Satana. Così, alcune leggende bolognesi, tramandano come, questo famoso portico dalla forma sinuosa, raffiguri un serpente simboleggiando il Diavolo che avanza verso il colle, mentre il Santuario rappresenti la Vergine Maria, che gli schiaccia la testa.

San Luca è un luogo che, suggestioni o leggende a parte, merita assolutamente una visita. Se non hai voglia di percorrere tutto il portico a piedi, sappi che ci puoi facilmente arrivare anche con il “San Luca Express” un folkloristico trenino su gomma che parte da Piazza del Nettuno. Una volta sceso rimarrai estasiato nell’ammirare l’imponenza del Santuario che domina il Colle della Guardia, e la suggestiva vista su Bologna che si estende ai suoi piedi.

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